Sito dedicato alle famiglie CEOLA

Secondo alcuni studiosi, l’origine del termine dialettale zevol, diventato cevol o ceol, deriva da ciglio e limite di un campo, mentre secondo il Cesarini Sforza, Ceola deriva direttamente dal termine dialettale di cipolla, difatti tale bulbo nel veronese e nel vicentino è chiamato cèola, zèola.

La famiglia Cipolla ha un'antica origine nobiliare. Di origine svedese, se ne ha memoria fin dal 1161, nel qual tempo si trovava in Verona un certo Ubaldo Cipolla. Le tracce ci riportano sin dai primissimi secoli dopo l'anno mille, quando ancora l'utilizzo del cognome era soprattutto prerogativa dei ceti altoborghesi e aristocratici.

Alla sommità dello stemma nobiliare dei Conti Cipolla compare inizialmente il nome Ceola, di origine veneta e specifica del vicentino.

Questa famiglia origina la dinastia di conti di Santo Stefano di Verona, di cui rimangono prestigiose tracce monumentali in Villa Cipolla, edificata attorno alla metà dell’ottocento come residenza di campagna. La famiglia, anticamente detta Ceola, apparteneva all’ordine nobile di Verona, al cui Consiglio fu aggregata nel 1407. In quegli anni visse uno degli esponenti di spicco della famiglia, Bartolomeo, nato a Verona nel 1420, giurista, il quale coprì la cattedra di Scienze legali a Padova dove morì nel 1471. Ambasciatore della Serenissima Repubblica di Venezia nel XV secolo, con diploma datato 6 agosto 1471, egli ottenne dall’imperatore Federico il titolo di Conte Palatino del Sacro Romano Impero di Santo Stefano di Verona, trasmissibile ai discendenti maschi.

Di Bartolomeo ricordiamo lo splendido trattato miniato “De Leges et Statuta”, ora custodito presso la Biblioteca del Comune di Verona, in cui, nella pagina iniziale, compare per la prima volta lo stemma di famiglia, costituito da una cipolla al naturale su sfondo oro.

Purtroppo non si hanno notizie documentabili sulla permanenza dei conti in villa. Si sa tuttavia, da testimonianze di alcune persone del luogo, che Bartolomeo fu un uomo saggio ed oculato nell’amministrazione del patrimonio, mentre il figlio non solo sperperò le ricchezze di famiglia, ma si narra che ebbe un esistenza assai turbolenta, amava giocare d’azzardo ed era libertino ed eccentrico. Una volta, si narra, acquistò tutti i biglietti di una rappresentazione teatrale per godersi lo spettacolo in compagnia della sola amata.

Leggenda vuole che per gelosia egli assassinò il presunto amante della moglie, donna di grande intelligenza e vasta cultura. Per questo reato fu condannato ed arrestato. Passò, come alcune testimonianze raccontano, circa trent’anni in carcere. Uscito di galera di lui si persero le tracce. 


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